Gamification e Classdojo

Video disponibile: https://youtu.be/LM25ATXCOvE

Alcune settimane fa mi è stato chiesto di tenere un corso per una scuola dell’infanzia, interessata a Classdojo e alla gamification.

Questa scuola è alla ricerca di soluzioni per favorire la comunicazione con le famiglie, soprattutto in questo tempo di pandemia.

Certamente in Classdojo ha trovato uno spazio accattivante e adatto all’età degli allievi, con alcune funzioni semplici e interessanti per tutelare il tempo libero e la privacy delle insegnanti.

Ma cosa è la gamification? E cosa è Classdojo?

La gamification cerca di inserire dinamiche di gioco nello studio e nel lavoro. Chi gioca dà il meglio di se stesso, si concentra sull’obiettivo, cerca di stare alle regole del gioco, è libero di sviluppare intuizioni e novità.

Tecnicamente si trova in condizione di flow, un flusso, il tempo non si percepisce quando affrontiamo qualcosa che ci sfida, ci impegna. Qualcosa di difficile e per cui, allo stesso tempo, ci sentiamo pronti.

Perché sì, è difficile ma non troppo e dunque, possiamo sentirci efficaci, capaci di raggiungere l’obiettivo. Questo è il flow.

Classdojo è una app e una piattaforma per la didattica con varie funzioni: la principale però è proprio la gamification: i bambini con il loro comportamento possono conquistare dei punti. I punti ottenuti possono poi essere investiti per acquistare qualcosa all’interno della classe: un momento di gioco particolare, una caramella, l’uso di un pennarello speciale.

Gli insegnanti possono definire gli obiettivi da premiare per il gruppo classe o per qualche bambino singolarmente. In questo modo si cerca di promuovere quelle caratteristiche e comportamenti di cui più ci sia bisogno.

Tutto il sistema si fonda sul metodo cognitivo-comportamentale che è alla base di altre pratiche di gamification in cui ci troviamo tutti i giorni: la raccolta punti del supermercato, le app per la forma fisica che ci premiano quando abbiamo percorso 8000 passi, per poi invogliarci a camminare ogni giorno di più.

L’insegnante può usare sapientemente i meccanismi dell’app per sviluppare lo spirito di classe, per favorire l’aiuto tra i pari e una sana emulazione.

Con un po’ di furbizia il metodo richiede di non premiare particolari meriti, ma di essere dapprima abbastanza generosi per far sperimentare il piacere che si prova nell’ottenere il punto e spingere i bambini a cercarlo nuovamente.

In psicologia si chiama rinforzo non contingente perchè non dipende dal comportamento dell’altro. Può essere un rinforzo non contingente anche il corteggiamento in cui aggratis riempiamo di attenzioni e di regali una persona perché questa provi piacere e accetti di rimanerci accanto.

A poco a poco l’erogazione del punteggio si fa contingente, cioè dipende dai comportamenti dell’alunno. Ma questo avviene gradatamente, man mano che l’alunno può dare realmente di più.

È un percorso di progressivo miglioramento in cui mantenere lo stato di flow, dunque non bisogna che i punti siano irraggiungibili.

In Classdojo può essere utile azzerare il punteggio a fine giornata. Perché ogni giorno è nuovo e così nessuno senta sulle proprie spalle il peso di ciò che ha fatto il giorno prima. Oggi è una nuova occasione per ricominciare e ciò che ho fatto nel passato non mi assicura per il presente.

I fondamenti psicologici di Classdojo non sono per nulla nuovi, ma ancora faticano ad essere applicati nella scuola come in famiglia.

Dialogare con un pedagogista serve per rinnovare le proprie pratiche e anche i propri pensieri, e questo vale per i genitori come per gli insegnanti.

Classdojo è allora uno strumento interessante, ma da guardare, come sempre, con senso critico.

La pratica della gamification cerca di indurci verso lo stato di flow, ma con quale scopo? Per che cosa veniamo premiati? In che modo otteniamo punteggio?

Il nostro stare sui social media è una pratica di gamification. Anche alcune aziende usano la gamification, ma cosa determina che io, sul lavoro, prenda punti?

La mia conformità al sistema? La mia capacità di dire cose che piacciono, che corrispondono ad una certa prospettiva?

E se anche a scuola prendere punti significa solo stare zitti e buoni, essere conformi a una certa immagine che si presume dobbiamo avere?

Educare al pensiero ci chiede allora di non cercare solo la condizione di flow e passare attraverso la noia, la frustrazione, per arrivare a una nuova condizione, a una vera identità personale che non corrisponde necessariamente a quella che il gioco mi propone.

Un buon comportamento verso i miei compagni di classe è tale perché fa star bene loro, fa star bene me, perché crea comunità e non perché mi fa ottenere un punteggio con cui io cerchi un tornaconto.

Classdojo dunque è una bella opportunità per innescare un cambiamento, senza però fermarsi alle pratiche dello strumento e della gamification. Ancora una volta, dipende dall’essere umano e dall’insegnante.

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Andrea Novella - Proposta Pedagogica
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Pedagogista, propongo spunti di riflessione pedagogica per educare ed educarci, per poter crescere ad ogni età.