Coraggiosi nel passare per vecchi

Video disponibile https://youtu.be/dzfnnL_Dpy4

Si sente spesso dire che i giovani sono abili con le tecnologie. Ma, diciamolo subito, non è particolarmente vero.

Hanno tempo, spazio mentale, curiosità ed elasticità per immergersi nelle novità.
Tempo e spazio sono opportunità che dipendono da noi adulti e dalla società in cui viviamo. Tempo e spazio permettono di annoiarsi, avere intuizioni, sperimentare, sbagliare e riprovare.
Sono condizioni che un giovane della prima metà del ‘900 avrebbe probabilmente avuto in misura minore.
Curiosità ed elasticità sono tipiche di una fase di vita in cui si desidera giustamente scoprire, immergersi nella realtà, e trovare un proprio spazio.

Detto questo però, i giovani non sono né naturalmente né particolarmente abili nell’uso del digitale. È importante saperlo per mettere fine a quel senso di disagio che tanti adulti provano nel confronto con i figli.

Qualcuno dirà “Vabbè, comunque mio figlio fa un sacco di cose sullo smartphone, a velocità supersonica, e io non ci capisco niente”.

Tuo figlio fa un sacco di cose perché

  • è interessato a quel contesto più di te
  • perché ha tempo di esplorare, mentre l’adulto è strutturato e filtra molto di più
  • vive nella comunità di pratica dei suoi compagni e compagne
  • non ha paura di sbagliare e invece tu credi che il dispositivo esploda

A questo aggiungiamo il fatto che smartphone e tablet sono progettati bene. Cioè sono progettati per essere intuitivi, per essere gestiti con un tocco di dito. Steve Jobs con il progetto iPhone e poi con l’iPad puntava lì, a raggiungere la massima semplicità.

Però se togliamo queste interfacce grafiche così ben studiate, non c’è particolare abilità. Se devono recuperare un file all’interno del telefono, non so dove andare. Perché non ho idea del sistema di cartelle e sottocartelle, in un pc desktop lo vedo abbastanza facilmente, in uno smartphone sembra che non esista, ma c’è.

Abbiamo demolito un po’ il mito dei nativi digitali, dei Millenials, di tutte questi appellativi con cui si riassumono i giovani, ma resta il fatto che l’adulto si trova a disagio. Questa sensazione è legittima. Con la tecnologia tu sei a disagio e tuo figlio no.

Credo siano importanti due cose: il coraggio di non sapere e la consapevolezza dell’esperienza.

Un giovane accanto a te fa qualcosa che non conosci? Cerca di farti spiegare.
È impegnativo perché significa non indossare la maschera dell’adulto che già sa e che non si cura di giochetti senza valore.
Farai un po’ fatica e talvolta qualche figuraccia. Ma sarai autentico e dinamico.
Due aspetti mica da poco, roba che conta nel cuore di un giovane e di chiunque non si sia messo troppo cerone sul viso.
Questo è il coraggio di non sapere.

D’altra parte, anche se ti senti un bambino di fronte a cose più grandi di te, tu sei un adulto. Hai vissuto dinamiche relazionali importanti, a scuola, nel lavoro, in famiglia. Ne sai più di tuo figlio. Non per svalutarlo, sia chiaro: le sue esperienze non sono le tue. Ma tu hai più forza, strategie, per interpretare ciò che accade.

Lo sguardo riflessivo sull’esperienza ci aiuta a vedere le dinamiche umane nella rete delle dinamiche digitali e ci rende utili per i giovani e credibili ai loro occhi.

Impariamo dai giovani ma possiamo essere coraggiosi nel passare per vecchi!

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Andrea Novella - Proposta Pedagogica
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Pedagogista, propongo spunti di riflessione pedagogica per educare ed educarci, per poter crescere ad ogni età.